Arianna a Naxos
Arianna a Naxos, 2009
Cantata a voce sola con accompagnamento di clavicembalo (1789) Hob. XXVIb:2
di Joseph Haydn
Regia di Luca Valentino
In Italia, dopo le vicende napoleoniche, la ricezione della musica di Haydn fu favorita dall’appartenenza di Milano e Venezia all’Impero austro-ungarico, anche se nella città lagunare il compositore austriaco aveva da tempo trovato favore come testimoniano le diverse versioni della cantata su testo italiano Arianna a Nasso (1789-90), di cui esiste un travestimento spirituale noto come Maria quaerit Christum filium – Carmina sacra; a differenza dell’originale pubblicato per voce e strumento a tastiera, la versione “religiosa” prevedeva l’uso degli archi e probabilmente anche dell’arpa e del fagotto.
In Arianna a Nasso, la struttura musicale intensa ed emotiva riflette e sottolinea lo spirito drammatico del testo: Haydn concentra l’attenzione su ogni parola ed in particolare i recitativi, che annodano le due arie, sono esemplari di tale intento. Quello iniziale presenta Arianna al risveglio da un sonno profondo e l’aria “Dove sei, mio bel tesoro?” ricorda i tratti morbidi di “Dove sono i bei momenti” da Le Nozze di Figaro di Mozart. Man mano che si procede la dolcezza si tinge di accenti dolorosi, che portano verso una disperazione causata dalla realtà terribile in cui si trova la protagonista. L’ansia per l’assenza dell’amato trova risposta solamente nell’eco, pertanto la fanciulla decide di salire su una cima per cercare il giovane con lo sguardo. La sua impazienza cresce gradatamente fino a diventare un vero e proprio “shock”, quando vede la nave partire senza di lei. La concitazione mista a disperazione viene espressa attraverso valori sempre più stretti, una tessitura vocale più robusta e frasi molto brevi, fino a che Arianna crolla. La solitudine sprofonda in uno stato di isolamento straziante, che sfocia nell’aria finale “Ah, che morir vorrei in sì fatal momento”, dove la principessa tenta di ristabilire la propria dignità, ma nel Presto in fa minore, si abbandona apertamente all’angoscia e alla rabbia causata dal tradimento di Teseo.
Haydn non fece mai mistero del suo amore per la musica vocale, rammaricandosi spesso di non averne scritta abbastanza e nelle sue lettere ai propri allievi e all’editore inglese Bland espresse l’intenzione di orchestrare Arianna a Nasso, operazione che però non avvenne mai. Questa cantata rimane comunque un omaggio di Joseph Haydn all’italianità dominante a Vienna, nell’esprimere con forte pregnanza la varietà e l’organico fluire delle passioni, che mutano pian piano dando equilibrio al disegno dell’insieme: non solo, dunque, altissimo magistero tecnico, ma presenza sempre viva, inconfondibile, dello spirito dell’autore.
Personaggi e interpreti:
Arianna, mezzosoprano: Silvana Silbano
Al clavicembalo: Maria Elena Laguzzi
Coordinamento musicale a cura dei Proff. Francesca Lanfranco e Maurizio Cadossi
Scene di Massimo Voghera realizzate dagli allievi e allieve dell’Accademia Albertina di Belle Arti, Torino: Bianca Cassinelli, Eleonora De Leo, Giulia Fusano, Mattia Lobbia, Chiara Marchino, Valentina Panini, Virginia Robbiano, Francesca Ventura, Chiara Zegna
Responsabile realizzazioni pittoriche e assistente per i costumi: Giulia Bossone Rosania
Consulenza artistica di Claudio Cinelli
Photo Giorgio Carlin







